Mindfulness a Reggio Emilia

Mindfulness

Un modo diverso di abitare ciò che accade.

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Approfondimento

Che cos'è la mindfulness

La mindfulness è un modo intenzionale di prestare attenzione all'esperienza presente, momento dopo momento, con un atteggiamento di apertura, curiosità e non giudizio. Non significa svuotare la mente, rilassarsi a tutti i costi o smettere di pensare. Significa, piuttosto, accorgersi di ciò che sta accadendo mentre accade: le sensazioni del corpo, i pensieri, le emozioni, gli impulsi e ciò che proviene dall'ambiente.

Nella vita quotidiana, infatti, gran parte della nostra esperienza si svolge in modo automatico. Facciamo una cosa mentre pensiamo a un'altra; reagiamo a una situazione prima ancora di averla osservata con chiarezza; interpretiamo ciò che accade sulla base delle nostre abitudini, delle paure e delle aspettative. La mente tende continuamente a ricordare il passato, anticipare il futuro, confrontare, valutare e raccontare storie su ciò che stiamo vivendo.

La mindfulness introduce uno spazio tra ciò che accade e il modo in cui reagiamo. In quello spazio possiamo riconoscere più chiaramente l'esperienza e scegliere, almeno in parte, come rispondervi. Non elimina le difficoltà, il dolore o i pensieri disturbanti, ma può modificare il nostro rapporto con essi. Invece di essere completamente trascinati da ciò che proviamo, possiamo imparare a osservarlo con maggiore consapevolezza.

Prestare attenzione in modo diverso

La mindfulness comprende due elementi fondamentali: l'attenzione e l'atteggiamento con cui la esercitiamo.

Il primo elemento è la capacità di orientare intenzionalmente l'attenzione. Possiamo scegliere di concentrarci sul respiro, sui movimenti del corpo, sui suoni, su una sensazione fisica o su un'attività quotidiana. Il punto non è rimanere concentrati perfettamente. Prima o poi la mente si distrae: è ciò che la mente fa naturalmente. La pratica consiste nel riconoscere che ci siamo distratti e nel ritornare gentilmente all'esperienza scelta.

Questo ritorno è il cuore dell'esercizio. Ogni volta che ci accorgiamo di essere persi nei pensieri e torniamo al respiro, al corpo o ai suoni, stiamo allenando la consapevolezza. La distrazione, quindi, non rappresenta necessariamente un fallimento. Può diventare il momento in cui impariamo a riconoscere più rapidamente ciò che sta accadendo nella nostra mente.

Il secondo elemento riguarda l'atteggiamento. La mindfulness invita a osservare l'esperienza senza cercare immediatamente di cambiarla, eliminarla o controllarla. Questo non significa approvare tutto ciò che accade o rinunciare ad agire. Significa, prima di tutto, vedere con maggiore chiarezza.

Quando compare un pensiero come “non ce la farò”, possiamo imparare a riconoscerlo come un pensiero, non come una verità assoluta. Quando compare l'ansia, possiamo notare la tensione nel corpo, l'accelerazione del respiro e il bisogno di fuggire, senza identificarci completamente con tutto questo. Quando siamo arrabbiati, possiamo osservare la rabbia mentre si manifesta, prima di trasformarla automaticamente in parole o comportamenti.

Pensieri, emozioni e sensazioni

Una delle intuizioni centrali della mindfulness è che pensieri, emozioni e sensazioni corporee sono eventi transitori. Sono reali in quanto esperienze, ma non sono necessariamente definizioni permanenti di chi siamo né descrizioni oggettive del mondo.

Un pensiero può essere convincente senza essere accurato. Un'emozione può essere intensa senza durare per sempre. Una sensazione fisica può essere sgradevole senza indicare necessariamente un pericolo. La pratica aiuta a sviluppare una maggiore capacità di osservazione: “sto avendo il pensiero che…”, “sto provando tristezza”, “sento tensione nel petto”, invece di “sono incapace”, “sono la mia ansia”, “questa situazione è insopportabile”.

Questa differenza linguistica esprime un cambiamento profondo. L'esperienza non viene negata, ma viene osservata da una posizione più ampia. Possiamo accorgerci che dentro di noi esistono pensieri, emozioni e sensazioni, senza ridurre tutto il nostro essere a ciò che sta accadendo in quel momento.

La consapevolezza permette anche di riconoscere i collegamenti tra corpo, emozioni e pensieri. Un pensiero minaccioso può produrre tensione; la tensione può alimentare altri pensieri di preoccupazione; questi pensieri possono aumentare ulteriormente l'attivazione del corpo. La mindfulness aiuta a vedere questo circuito mentre si sviluppa. Vederlo non significa interromperlo sempre e immediatamente, ma crea la possibilità di non alimentarlo automaticamente.

Accettazione e non giudizio

Un atteggiamento importante della mindfulness è l'accettazione. Accettare non significa rassegnarsi, approvare o smettere di cercare soluzioni. Significa riconoscere che, in questo momento, l'esperienza è questa: piacevole, spiacevole o neutra.

Spesso aggiungiamo sofferenza a ciò che già stiamo vivendo. A un dolore possiamo aggiungere il pensiero “non dovrebbe esserci”; a una preoccupazione, “non dovrei sentirmi così”; a un errore, “sono sempre il solito”. In questo modo non ci limitiamo a incontrare l'esperienza, ma combattiamo contro di essa. La mindfulness propone di osservare anche questa reazione: il rifiuto, la critica, il desiderio che le cose siano diverse.

L'accettazione è quindi una forma di chiarezza. Prima di poter scegliere consapevolmente che cosa fare, dobbiamo riconoscere il punto da cui partiamo. Se neghiamo la stanchezza, potremmo continuare a spingerci oltre i nostri limiti. Se neghiamo la paura, potremmo farci guidare da essa senza rendercene conto. Se riconosciamo ciò che proviamo, possiamo decidere come prendercene cura e quale azione sia più adeguata.

Il non giudizio non richiede di smettere di distinguere ciò che è utile da ciò che è dannoso. Significa notare i giudizi automatici senza considerarli immediatamente come verità. Possiamo valutare una scelta, correggere un comportamento o porre un limite, ma partendo da una maggiore lucidità e non soltanto dalla reazione impulsiva.

La pratica nella vita quotidiana

La mindfulness si coltiva attraverso esercizi formali e informali. La pratica formale può consistere nel dedicare alcuni minuti all'attenzione sul respiro, alla scansione del corpo, all'osservazione dei pensieri o ai movimenti consapevoli. Durante questi esercizi si assume una postura stabile e si porta l'attenzione all'esperienza presente, tornando ogni volta al punto di riferimento scelto.

La pratica informale consiste invece nel portare consapevolezza alle attività quotidiane. Mangiare, camminare, lavarsi, ascoltare una persona, salire le scale o preparare il caffè possono diventare occasioni di presenza. Non è necessario aggiungere attività alla giornata: spesso è sufficiente fare con maggiore attenzione qualcosa che già facciamo.

Per esempio, mentre camminiamo possiamo notare il contatto dei piedi con il terreno, il movimento delle gambe, il ritmo del respiro e i suoni circostanti. Mentre ascoltiamo qualcuno, possiamo accorgerci dell'impulso a preparare la risposta o a giudicare ciò che sta dicendo, e riportare l'attenzione alle sue parole. Prima di rispondere a un messaggio difficile, possiamo osservare la reazione del corpo e lasciare trascorrere qualche respiro.

La mindfulness non si misura dalla quantità di tempo in cui rimaniamo concentrati senza distrarci. Si misura, piuttosto, dalla capacità di accorgerci di ciò che accade e di ritornare al presente con un atteggiamento meno reattivo. La continuità è più importante della perfezione.

Dalla reazione alla risposta

Uno degli effetti più significativi della mindfulness è la possibilità di interrompere, anche solo per un momento, la catena automatica tra stimolo e reazione. Di fronte a una critica, una difficoltà o una situazione imprevista, spesso reagiamo seguendo schemi già conosciuti: attacco, fuga, chiusura, compiacenza, evitamento.

La consapevolezza introduce una pausa. In quella pausa possiamo riconoscere ciò che sta accadendo: “mi sto irrigidendo”, “sto provando paura”, “sto costruendo una storia negativa”, “ho l'impulso di rispondere immediatamente”. Questo riconoscimento non garantisce che sceglieremo sempre la risposta migliore, ma aumenta la probabilità di agire in modo più coerente con i nostri valori e con la situazione reale.

La mindfulness, dunque, non è una tecnica per diventare sempre calmi o positivi. È un allenamento alla presenza. Ci insegna a stare in contatto con la realtà dell'esperienza, anche quando è difficile, senza essere costretti a fuggire da ciò che sentiamo o a identificarci completamente con esso.

In questo senso, la mindfulness è una pratica di libertà e di responsabilità. Libertà, perché riduce il dominio delle reazioni automatiche. Responsabilità, perché ci invita a vedere più chiaramente ciò che accade dentro e fuori di noi e a scegliere, per quanto possibile, come prendercene cura.

“Il meditante esperto non è una persona la cui mente non divaga mai, è uno che si è ben abituato a ricominciare da capo.”

La sua domanda fondamentale potrebbe essere formulata così: che cosa sta accadendo proprio adesso, e posso incontrarlo con un po' più di attenzione, apertura e gentilezza?

Questa domanda non risolve ogni problema, ma può cambiare il modo in cui li attraversiamo.

Esperienza

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01

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4 incontri · 1 ora e mezza / 2 ore

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